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Fotovoltaico e ombra: come funzionano i diodi di bypass

Aggiornato ad aprile 2026 · Lettura: ~12 min

In breve

  • No, una foglia non blocca l'impianto. Ma il motivo è interessante e va capito
  • Senza protezione, una sola cella in ombra potrebbe surriscaldare il pannello fino a danneggiarlo: la soglia critica è 150°C
  • La soluzione sono i diodi di bypass: piccoli componenti che "bypassano" il gruppo di celle in ombra e lasciano produrre il resto
  • Un modulo moderno da 60 celle ha tipicamente 3 diodi di bypass, uno ogni ~20 celle, integrati nella junction box sul retro
  • Risultato: se un camino fa ombra su 1 o 2 celle, perdi al massimo 1/3 della produzione di quel singolo pannello, non di tutto l'impianto. E solo nelle ore in cui l'ombra c'è davvero
  • Ci sono anche tecnologie moderne (microinverter, ottimizzatori DC) che rendono il problema ancora più piccolo, ne parliamo a fine articolo

La paura è ragionevole. Ma è fondata?

Se stai pensando al fotovoltaico e hai un ostacolo sul tetto (un camino, un'antenna, un albero nel cortile, una pergola, un edificio vicino), la prima cosa che ti dicono è: "dipende dall'ombra". Il discorso si fa vago, arriva qualche frase generica sull'efficienza, e tu resti col dubbio se vale la pena fare un preventivo o lasciar perdere.

La confusione ha una radice storica. Negli anni '80 e '90 era diffuso il concetto, spesso esagerato, che un'ombra su una sola cella fermasse l'intero pannello, o addirittura l'intera stringa. Era parzialmente vero all'epoca, ma l'industria ha risolto il problema tecnicamente 40 anni fa. La soluzione si chiama diodo di bypass e oggi è integrata in ogni pannello certificato IEC 61215, cioè tutti.

Per capire cosa significa davvero avere una parte del pannello in ombra, dobbiamo prima capire il problema fisico. Poi vediamo come è risolto. Poi quantifichiamo cosa succede davvero a casa tua.

Il problema: perché una cella in ombra è pericolosa

Dentro un pannello fotovoltaico, le celle sono collegate in serie. Come le lampadine di un vecchio filo di luci di Natale: la corrente passa per una, poi per l'altra, poi per la successiva. Tutte in fila.

Quando tutte le celle sono illuminate, ognuna produce elettricità e la corrente scorre senza problemi attraverso la catena. Ma cosa succede se una cella viene coperta? Luque e Hegedus nel loro manuale di riferimento Wiley [1] lo spiegano con chirurgica precisione:

"A causa dell'ombra locale o di un guasto, una o più celle solari possono presentare una corrente di cortocircuito molto più piccola rispetto alle altre celle della stringa. Se le celle difettose sono costrette a far passare una corrente superiore alla loro capacità di generazione, diventano reverse-biased, entrano addirittura nel regime di breakdown, e assorbono potenza invece di produrla." — Handbook of Photovoltaic Science and Engineering, Luque & Hegedus, Wiley 2003, p. 297

Riletto in italiano semplice: le altre celle illuminate stanno spingendo corrente lungo la stringa. La cella in ombra, che non può produrla, viene letteralmente attraversata contro la sua volontà dalla corrente che le altre generano. E in quel processo, invece di accendere una lampadina a casa tua, si scalda. Tutta quella potenza si trasforma in calore dentro un millimetro quadrato di silicio.

La soglia critica: 150°C

Quanto si può scaldare una cella nel peggiore dei casi? Il libro di Luque ha un numero specifico, ed è la ragione per cui il problema va risolto assolutamente:

"Il riscaldamento locale intenso può produrre temperature molto elevate (un hot spot). Se viene raggiunta una temperatura di circa 150°C, il materiale di laminazione si degrada e il modulo si deteriora irreversibilmente." — Luque & Hegedus, p. 297 [1]

Centocinquanta gradi. Il materiale di laminazione di cui parla è l'EVA, il film plastico trasparente che sigilla le celle (se vuoi approfondire cos'è, abbiamo un articolo sulla durata dei pannelli e il ruolo dell'EVA). Sopra i 150°C l'EVA si degrada, delamina, il pannello è rovinato. Una cella ostruita che diventa hot spot può distruggere un modulo.

Se tutto questo fosse possibile senza protezione, il fotovoltaico sarebbe un business impossibile: chiunque avesse una cacca di piccione per un giorno intero rischierebbe un pannello bruciato. Ed è per questo che i produttori, da decenni, integrano una soluzione elegante e passiva direttamente nel modulo.

La soluzione: i diodi di bypass

Un diodo è un componente elettronico che lascia passare la corrente in un solo senso, come una valvola di non ritorno in un tubo dell'acqua. I produttori di pannelli ne aggiungono uno (o più) in parallelo a un gruppo di celle, ma con polarità invertita rispetto a quella delle celle. Sempre dal libro di Luque [1]:

"Quando una o più celle sono ombreggiate, sono reverse-biased solo fino al punto in cui il diodo attraverso il gruppo inizia la conduzione diretta. Il diodo porta via la corrente necessaria per mantenere il gruppo vicino al cortocircuito." — Luque & Hegedus, p. 298

In pratica: finché tutte le celle del gruppo funzionano normalmente, il diodo di bypass è addormentato, non fa niente. Nell'istante in cui una cella viene messa in ombra e rischia di diventare un hot spot, il diodo "si accende" e devia la corrente attorno al gruppo intero. Il gruppo di celle ombreggiate viene escluso dal circuito per il tempo in cui c'è ombra. Il resto del pannello continua a produrre. Quando l'ombra se ne va, il diodo si spegne da solo e tutto torna come prima.

Ecco visivamente come funziona:

Funzionamento dei diodi di bypass in caso di ombra parziale Diagramma di topologia elettrica di una stringa di celle fotovoltaiche con diodo di bypass. Nel funzionamento normale la corrente attraversa tutte le celle in serie e il diodo è dormiente. Quando una cella viene messa in ombra, il diodo diventa conduttore e la corrente bypassa l'intero gruppo di celle, evitando la formazione di hot spot. Topologia derivata da Luque & Hegedus, Handbook of Photovoltaic Science and Engineering, Wiley 2003, fig. 7.22. Funzionamento normale Nessuna cella in ombra — il diodo di bypass è dormiente I I Diodo di bypass · DORMIENTE La corrente I attraversa tutte le celle in serie. Il diodo in parallelo è in polarizzazione inversa e non conduce. Una cella in ombra Una foglia, un camino, un'antenna copre una cella — il diodo si attiva I I Diodo di bypass · ATTIVO La cella in ombra è in polarizzazione inversa. Il diodo si accende e la corrente bypassa l'intero gruppo, salvando l'output del resto dell'impianto. © costofotovoltaico.it
Topologia elettrica di una stringa di celle con diodo di bypass. In condizione normale la corrente attraversa l'intero gruppo; in caso di ombra parziale su una sola cella, il diodo si attiva e devia la corrente, evitando la formazione di hot spot (punti di surriscaldamento) che porterebbero alla degradazione permanente del modulo oltre i 150°C. Fonte: Luque & Hegedus, Handbook of Photovoltaic Science and Engineering, Wiley 2003, figure 7.21-7.22 (p. 299).

Quanti diodi ha un pannello moderno?

Il libro di Luque dà il numero esatto e la regola di progettazione [1]:

"La pratica è portare i terminali elettrici fuori dall'encapsulazione non solo per gli estremi della stringa, ma anche per punti intermedi, in modo che i diodi di bypass siano connessi nella junction box ogni 12 o 18 celle." — Luque & Hegedus, p. 299

Applichiamo la regola ai formati commerciali che trovi oggi:

Formato modulo Celle Diodi di bypass Celle/diodo
Modulo storico (anni '90) 36 2 18
Residenziale moderno 60 3 20
Commerciale / utility 72 3-4 18-24
Half-cell moderno 144 (mezze) 3 ~24

I valori seguono la regola "12-18 celle per diodo" citata in Luque & Hegedus (2003, p. 299), ancora valida oggi. I moduli "half-cell" hanno celle tagliate a metà e topologie più raffinate con performance anti-ombra leggermente superiori a parità di conteggio diodi.

Tradotto: un pannello da 60 celle è diviso internamente in 3 gruppi da 20 celle. Ogni gruppo ha il suo diodo di bypass. Se un'ombra copre una cella di un gruppo, quel singolo gruppo viene bypassato (perdi ~33% della produzione di quel pannello), ma gli altri due gruppi continuano a produrre normalmente.

I diodi sono fisicamente contenuti nella junction box, la piccola scatola nera che vedi sul retro di ogni modulo. Se guardi la sezione interna di un pannello, la ritrovi qui sotto, in basso a destra:

Sezione trasversale di un pannello fotovoltaico in silicio Vista esplosa della struttura a strati di un pannello fotovoltaico c-Si standard (conforme IEC 61215). Dall'alto verso il basso: vetro temperato antiriflesso 3,2 mm, EVA anteriore 0,45 mm, celle in silicio monocristallino 0,18 mm, EVA posteriore 0,45 mm, backsheet 0,30 mm. Telaio in alluminio anodizzato sui bordi. Junction box posteriore con tre diodi di bypass. Gli spessori reali sono indicati numericamente; la proporzione visiva è ingrandita per leggibilità. Struttura di un pannello fotovoltaico in silicio Vista esplosa · modulo c-Si con telaio · IEC 61215 ARC ~100 nm Vetro temperato antiriflesso Low-iron + ARC 3,2 mm EVA anteriore Etilene-Vinil-Acetato 0,5 mm Celle fotovoltaiche Silicio c-Si + busbar Ag 0,18 mm EVA posteriore Etilene-Vinil-Acetato 0,5 mm Backsheet TPT (Tedlar/PET/Tedlar) 0,3 mm Telaio Alluminio anodizzato 35-40 mm h Junction box IP67+ · 3 diodi di bypass 15-20 mm Luce solare Vista esplosa — spessori ingranditi per leggibilità. Valori da IEC 61215, pveducation.org, datasheet produttori c-Si. © costofotovoltaico.it
Struttura a strati di un pannello fotovoltaico standard in silicio cristallino (vetro-backsheet con telaio). Spessore totale del laminato: 4,68 mm, profondità del modulo con telaio: 30-40 mm.

Scenari reali: quanto perdi davvero con l'ombra

Questa è la parte che interessa a te. Facciamo i conti su un impianto residenziale tipico italiano: 20 pannelli da 400 W ciascuno, per un totale di 8 kWp. Vediamo 4 scenari reali.

A

Camino fa ombra su 1 pannello per 2 ore al giorno

Il diodo di bypass del gruppo ombreggiato si attiva per quelle 2 ore: perdi ~33% di quel singolo pannello, per 2 ore su 10 ore di sole utile. Impatto totale sulla produzione giornaliera dell'impianto: circa 0,3%. In un anno, 8-12 euro di bolletta persa. Completamente trascurabile.

B

Antenna TV fa ombra "a sciabola" su 2 pannelli, 3 ore al giorno

L'ombra di un oggetto sottile come un'antenna è quasi sempre così stretta che colpisce 1 gruppo per pannello. I diodi bypass di quei 2 gruppi si attivano: perdi 33% di 2 pannelli per 3 ore. Impatto totale: circa 1% della produzione annua. Accettabile.

C

Albero copre 4 pannelli nella prima ora del mattino

La prima ora del mattino contribuisce poco alla produzione totale (angolo solare basso). I 4 pannelli colpiti perdono totalmente quella finestra (diodi attivi su tutti e 3 i gruppi di ogni pannello). Ma è la finestra dove si produce il 3-5% della giornata. Impatto annuo: circa 2-3%. Da valutare, ma non dramma.

D

Edificio vicino copre metà impianto dalle 14:00 in poi

Qui sì, il problema è reale. Il pomeriggio è il secondo momento più produttivo della giornata. Metà dell'impianto viene bypassata per 3-4 ore nelle ore di massima produzione. Impatto annuo: 15-25%. In questo caso vale la pena ripensare il layout: meno pannelli in quella zona, o tecnologie più sofisticate (vedi sezione successiva), o rinunciare del tutto alla parte ombreggiata.

La regola pratica: preoccuparsi dell'ombra ha senso solo quando copre più pannelli per più ore, specialmente nelle ore centrali della giornata. Un'ombra piccola, o un'ombra in un momento marginale della giornata, ha un impatto minuscolo grazie ai diodi di bypass. La tecnologia fa il lavoro duro per te.

Le alternative moderne: microinverter e ottimizzatori DC

Il diodo di bypass è la soluzione passiva integrata in ogni pannello. Esistono anche soluzioni attive che rendono il problema ancora più piccolo, sviluppate dopo il 2010 e quindi non coperte dal manuale di Luque:

  • Microinverter (Enphase, APSystems): ogni pannello ha il suo piccolo inverter indipendente attaccato al retro. Se un pannello va in ombra, solo quello si ferma, gli altri continuano a lavorare al 100% perché non sono più elettricamente collegati in serie a livello DC. È la soluzione più "a prova di ombra" in assoluto, ma costa il 20-30% in più di un inverter centralizzato.
  • Ottimizzatori DC (SolarEdge, Tigo): stesso principio ma con un solo inverter centrale. Ogni pannello ha un "ottimizzatore" che permette a ognuno di lavorare al suo punto di massima efficienza indipendentemente dagli altri. Costo intermedio, compromesso equilibrato. Molto popolare in Italia per impianti residenziali con qualche ombra.
  • Inverter di stringa tradizionale (SMA, Fronius, Huawei): il più economico, il più usato, quello con cui i diodi di bypass del pannello fanno tutto il lavoro. Va benissimo per tetti senza ombre. Per tetti con ombre significative l'installatore dovrebbe consigliarti un ottimizzatore o un microinverter al posto suo.

Quando chiedi un preventivo, se hai ombre significative sul tetto, chiedi esplicitamente che tipo di inverter è proposto. Un installatore serio ti dirà se ti conviene ottimizzatori o meno, e ti mostrerà la simulazione di produzione con e senza ombre.

Domande frequenti

Se un albero copre un pannello, si rompe?

No. Il diodo di bypass integrato nel modulo (presente in ogni pannello certificato IEC 61215) interviene automaticamente: devia la corrente attorno al gruppo di celle ombreggiate ed evita il surriscaldamento. Il pannello non si danneggia. Nel momento in cui l'ombra va via, il diodo si disattiva e il pannello torna a produrre normalmente, senza alcun intervento manuale.

Un pannello in ombra blocca tutta la stringa?

Era vero per i moduli senza diodi di bypass degli anni '80. Oggi no: i diodi di bypass isolano elettricamente il gruppo ombreggiato. A livello di stringa (più pannelli in serie), un pannello ombreggiato tira un po' giù la stringa ma non la spegne. Se hai un inverter con ottimizzatori DC o un impianto a microinverter, l'effetto stringa scompare del tutto.

Lo sporco (polvere, escrementi, polline) conta come ombra?

Sì, il comportamento è identico. Se una cacca di piccione copre completamente 1 cella, il diodo di bypass del suo gruppo si attiva. Se copre solo parzialmente la cella, l'effetto è proporzionale: una riduzione piccola della corrente totale della stringa, generalmente gestita senza intervento del diodo. La pioggia normale rimuove la maggior parte dello sporco. Una pulizia professionale è utile ogni 2-3 anni in zone polverose o urbane.

La neve sui pannelli è un problema?

Uno strato uniforme di neve riduce la produzione drasticamente per il tempo in cui la neve c'è, ma non danneggia il pannello (i diodi gestiscono la situazione). I pannelli sono inclinati e il vetro è molto liscio: la neve si scioglie e scivola via più velocemente di quanto pensi, spesso già nella prima mattinata di sole. L'impatto annuo della neve sulla produzione di un impianto al nord Italia è del 2-4%, già tenuto in conto nelle stime ufficiali europee di irradianza.

Se ho un camino, devo rinunciare al fotovoltaico?

Quasi mai. Un camino tipico proietta un'ombra stretta e in movimento che copre in modo significativo al massimo 1-2 pannelli per poche ore al giorno. L'impatto è di qualche decimo di punto percentuale sulla produzione annua totale, rientra largamente nei margini di sicurezza del calcolo economico. La sola regola pratica è: evita di installare il pannello PROPRIO sotto il camino (entro ~1 metro), mettilo più distante sul resto del tetto. Un installatore serio farà questa valutazione per te.

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Fonti e riferimenti

  1. [1] Luque A., Hegedus S. (eds.), Handbook of Photovoltaic Science and Engineering, John Wiley & Sons, Chichester, 2003. ISBN 0-471-49196-9. Capitolo 7.9.3 Local Shading and Hot Spot Formation (p. 297-299), con figure 7.20, 7.21 e 7.22 che illustrano rispettivamente l'I-V curve di una stringa 18-celle con una cella al 50% ombreggiata, il confronto I-V di una stringa 36-celle con/senza diodi di bypass, e la topologia di un modulo 36-celle con 2 diodi di bypass nella junction box. Autori del capitolo: Ignacio Tobías, Carlos del Cañizo, Jesús Alonso (Universidad Politécnica de Madrid).
  2. [2] pveducation.org — Bypass Diodes. https://www.pveducation.org/pvcdrom/modules-and-arrays/bypass-diodes Risorsa didattica di riferimento mantenuta da Stanford/UNSW. Descrive la funzione e le configurazioni dei diodi di bypass nei moduli fotovoltaici.
  3. [3] IEC 61215 — Crystalline silicon terrestrial photovoltaic modules — Design qualification and type approval. Lo standard include il test "hot spot endurance" citato da Luque a p. 299 come test standard di qualificazione.

Nota: il manuale Luque & Hegedus è del 2003. I principi fisici (reverse bias delle celle ombreggiate, hot spot a 150°C, diodi di bypass in parallelo a gruppi di 12-18 celle) sono invariati oggi. Le tecnologie più recenti come microinverter e ottimizzatori DC (Enphase, SolarEdge, Tigo) sono post-2010 e non coperte dal libro; la loro menzione in questo articolo è basata su conoscenza industry standard e non è citata direttamente. Questo articolo non sostituisce uno studio di fattibilità con ispezione del tetto da parte di un installatore certificato.